Forse son riuscita a partorirla...
dedicato
ad Alessando perchè da padre è stato esempio di ciò che io oggi cerco in un uomo, al tipo che ha riconosciuto la mia pertosse appena nata, a Omar per aver organizzato una fuga d'amore con me a cinque anni, a Carlo per le storie che mi leggeva, a Claudio per aver scelto mia sorella invece di me, al nonno Umberto per esser tornato dalla Puglia a piedi per sposare la nonna, a Massimo per essere stato presente alla discussione della mia Tesi, a Luca per la bella convivenza, al taxista turco per avermi fatto fare il giro delle periferie, a Umberto per essere il mio Topo-fratello-muto, a Gabriele per i campi-scuola, a Stefano per aver dato a sua sorella il mio nome, a Ivan per aver chiamato l'ambulanza, a Ernesto perchè lo dimentico sempre, a Luca per avermi passato qualche compito di latino, a Davide per avermi fatto capire che non voglio lavorare in un quotidiano, ad Alessandro per avermi corteggiata senza esito, a Gemino che non mi ha mai baciata, a Billi che non mi ha mai guardata, a Shazli per la trasferta a Madrid, a Sandro per la camminata al Corno Grande, a Maurizio per la camminata al Corno Piccolo, a Gianni per le “multinazionali†pause caffè, a Involucro per la festa di Agraria, all'istruttore di equitazione per avermi dato il cavallo imbranato, a Raffaele per le lezioni enogastronomiche al Caravaggio, a Diego perchè “dedicare il tuo libro a chi non ha creduto nelle tue capacità ...non ha prezzoâ€, al cameriere del Formula1 per i complimenti, a Daniele per le lunghe e-mail, a Domenico perchè sta sposando la mia amica più fidata, a Fabio per avermi insegnato come si lascia un uomo che ami, a Giacomo per avermi insegnato come si lascia una donna che ti ama, a Mauro per le confidenze su una Panda rossa, a Massi per la lettera, ad Hans per il maglione, a Matteo per il segnalibro, a Leonardo per i cantucci, a Mattia per l'imbarazzo, a Milco per la distorsione con una entrata da dietro giocando a calcetto, a Marco per le serate seduti sulle scalette della Banca, a Roberto per avermi insegnato ad utilizzare Ob tree, ad Angelo e Antonio per le cenette perugine, ad Enrico per aver fatto impazzire le fotocellule dell'albergo, a Francesco per Bronx, Mojito e cinismo appreso, ad Andrea per le chiacchierate letterarie, al tipo del Ministero per la proposta di trasferimento in Canada, a Baby per avermi stretto forte la mano in taxi, a Peppe per le feste “Esterni†a Milano, a Gabriele per avermi fatto vedere la Bibbia Atlantica, a Carmelo per essere il mio migliore coinquilino abusivo, a Mario per il mio dente del giudizio e la fuga sulla sua TNT verde, a Federico per la collaborazione, a Terry per la disciplina che mi ha insegnato sul lavoro, ad Ermanno per le mangiate storiche in quel del nord, a Daniele e Marco per avermi accompagnato a casa cantando “spazzacaminâ€, ad Antonio per come ha avuto il coraggio di presentarmisi davanti (...), a Francesco per avermi fatto scoprire il cd di Lalli...
dedicato agli uomini - amici, parenti, conoscenti, compagni di scuola, amori, errori - che ho dimenticato in questo post...ma ai quali comunque è dedicato il mio più profondo affetto.
Ci sono giorni come questi in cui vorresti k-way da indossare, pantaloni bianchi e sabbia sui piedi nudi.
Fuori piove ancora.
E penso alla sabbia bagnata.
Fredda, immobile, meravigliosamente plasmabile.
è già passato un anno.
E l'oggi è necessità di compiere, necessità di rinnovare.
Ho le mani serrate sul ventre, quasi pronta a chiudermi ed accartocciarmi.
Come ero allora...
Ho le mani serrate sul ventre a stringermi, proteggermi, accarezzarmi.
Cramel di Susan Vega calza questa giornata come perfetto abito sui miei fianchi larghi.
Sento l'impellenza di catturare il momento, sento la pelle che brucia come allora.
Sento il domani come già passato.
Sento la voglia di futuro che si fa sospiro. Poi.
Mi riapproprio dell'angolo di me stessa che ormai sondo con malumore. Mi riapproprio del diritto di procedere con incurante pochezza.
Con il mio più bel sorriso, anche.
E scelgo di portarmi via il mio libro preferito, la moleskine, una matita, ogni ricordo che di me custodisco...nonostante tutto.
Questa sera arrivano le Fabriano's girls. Ed è strano pensare quanto le nostre vite siano cambiate negli ultimi anni...è strano vedere come siamo diverse.
Frengo:
come sempre Frengo aveva un uomo bellissimo, ma non se ne accorgeva. Frengo aveva un uomo a suo modo pazzo – come ogni forma di pazzia – e di questo se ne accorgeva spesso. Frengo aveva inequivocabilmente una litigata da raccontarti e un Arezzo wave al quale invitarti. Frengo era un sorriso sempre, gli incontri alla stazione di Ancona, la Tartaruga di Lauzi e le serate al cinese (io odio il cibo cinese!).
Istrice:
una donna, un Sambuca. Mai visto scolare tanto alcool da un esserino di sesso femminile. Lei, quella capace di scrivere in cucina e a caratteri cubitali“non esiste l'ammmore, esistono solo le crisi ormonali!â€, quella con la quale prendere caffè e abbagli, quella del “non si è mai troppo in ritardoâ€, quella delle serate delle quali si ricorda solo fino al quarto bicchiere, quella che mi ha rovesciato una intera macchinetta di caffè sul libro (gli dei la salvino dalle mie numerose maledizioni di allora!).
Betazed:
quella razionale, quella dagli aneddoti impossibili, quella del “non esistono le storielleâ€, quella con il turbante in testa, quella della meravigliosa prestazione al circolo ARCI (qualcuno si ricorderà ancora di me lì dentro), quella per la quale gli abbracci sono un sentito abbandono (e per questo: non si regalano), quella che dice poco e pensa molto, quella che cucina sempre e lava i piatti, quella che ha osato chiamare il solito belloccio “Involucroâ€...
Non siamo più noi...o almeno io non sento di esserlo.
Mi guardo allo specchio e cerco una assonanza.
L'unica cosa che ritrovo...è la voglia di abbracciarle.
Almeno una volta al mese dovrei concedermi giornate così. Con lo sguardo gravido che annaspa tra pensieri troppo leggeri per rimanere ancorati a terra.
Billy Joel ed il suo Vienna nelle orecchie, mentre alzo lo sguardo che si è inerpicato tra le fughe delle piastrelle.
Penso ad un rientro in auto, due brindisi, la Nastro Azzurro in mano ed il mio Magister Vitae in un bar di periferia, poi a qualche vecchietto maldestro e alticcio con il quale fermarsi a parlare e tornare alla macchina con il naso dentro il cappotto e lo sguardo a scrutarsi.
E poi via a casa che è già troppo buio per dormire.
Colazione con tre saccotini, caffè mai troppo nero e sulla pelle una felpa grigia a protegge dall'aggressiva bellezza del mare oggi, a proteggere dal tenero abbraccio dei miei TomTom e VinoSuperiore che con le loro mani gemelle mi hanno accolto ancora una volta come allora, a protegge dalla salsedine che basta sulle labbra...da succhiare, per adesso.
E poi parlare un po'con Kamilla e pensare ai tragitti su un F10 bianco, ai diari sempre troppo carichi di ragioni, alle telefonate a tempo indeterminato. E poi parlare oggi con lei e pensare alle fedi, al vestito bianco, al ristorante, ai “papabili†per testimoniare al mio fianco in nome di un amore che ho visto nascere, al quale ho visto infrangere gli argini, dal quale ho visto esplodere emozioni e nel quale ho visto implodere precedenti certezze, impegni, mutui.
E parlare mentre scelgo un punto cardinale, un orizzonte, il mio miglior sorriso.
Chiudo gli occhi e penso alla più riuscita foto di Herb Ritts, li riapro e sono ancora lì.
Sono ancora lì quando la consuetudine inizia a piacermi, quando l'ho intrisa di stupore, quando non fa più male.
Sospesa. Indifesa. Ma inscalfibile.
In vita non per insulsa diplomazia. Ma per diletto.
Dopo qualche giorno di nessuna domanda ad incalzare, debutto nel più dolce caos.
Le ore insonni pesano prepotentemente su di me.
Sostituisco una notte alla successiva.
Desideri in conclave, resistenza passiva, esposizione imprudente, anacoluto emozionale o forse solo nostalgia preventiva.
Ed ora ho ricordi di un torneo di calcetto e di un campetto che di sintetico ha conservato solo le emozioni;
ricordi di I'll Take the Rain ascoltata fino alla stanchezza ed al perdono;
ricordi di una TNT verde e di verdi sogni nel diametro di luce dei fari sull'asfalto;
ricordi di piacevoli e sprovvisti incontri all'ingresso di un hotel lustro di fantasiose architetture emozionali;
ricordi di ciò che scorrendo non è mancato di restare.