Betazed

il pianeta immaginario che vive dentro di me
venerdì, 13 giugno 2008

Piccoli Crimini Coniugali

Lo finisci ed hai voglia di rileggerlo.
Lo finisci e ti arrabbi con te stessa per essertelo fatta prestare e non averlo comprato [ma poi, viste le mie infinite auto-lamentele, me lo hanno regalato post lettura. Special thanks to Rimembro].
Lo finisci e ti fermi a pensare, mentre Roma – Bella. Maledettamente bella - ti scorre davanti.
Le pagine le succhi e c'è bramosia, ingordigia, rabbia, trasporto...mentre sfiori le parole con l'indice.
Mentre le tocchi, le mordi, vorresti sputarle via ed impastarle con il fango.
Ed è giunco quello che senti vibrare.
Angoscia e tagliente dolcezza. Scrittura dolcemente affilata sulle contraddizioni ed il turbamento. Affannosamente delicato, come sanno esserlo solo le grandi passioni, solo gli amori che ti leghi al nocciolo di cuore che è rimasto.
Non c'è ovatta che tamponi le ferite.
E tu resti lì. Mentre ti consuma la ruggine di gesti sulla scena.

Un libro che non è tangente.
Ti trapassa – intimamente - in ogni più burroso punto.
Ti trapassa. E non sai come uscirne.
postato da betazed alle ore 15:25 | Permalink | commenti (5) / commenti (5) (pop-up)
categoria: libri

mercoledì, 11 giugno 2008

Dedica alla Timi

Forse son riuscita a partorirla...

dedicato
ad Alessando perchè da padre è stato esempio di ciò che io oggi cerco in un uomo, al tipo che ha riconosciuto la mia pertosse appena nata, a Omar per aver organizzato una fuga d'amore con me a cinque anni, a Carlo per le storie che mi leggeva, a Claudio per aver scelto mia sorella invece di me, al nonno Umberto per esser tornato dalla Puglia a piedi per sposare la nonna, a Massimo per essere stato presente alla discussione della mia Tesi, a Luca per la bella convivenza, al taxista turco per avermi fatto fare il giro delle periferie, a Umberto per essere il mio Topo-fratello-muto, a Gabriele per i campi-scuola, a Stefano per aver dato a sua sorella il mio nome, a Ivan per aver chiamato l'ambulanza, a Ernesto perchè lo dimentico sempre, a Luca per avermi passato qualche compito di latino, a Davide per avermi fatto capire che non voglio lavorare in un quotidiano, ad Alessandro per avermi corteggiata senza esito, a Gemino che non mi ha mai baciata, a Billi che non mi ha mai guardata, a Shazli per la trasferta a Madrid, a Sandro per la camminata al Corno Grande, a Maurizio per la camminata al Corno Piccolo, a Gianni per le “multinazionali†pause caffè, a Involucro per la festa di Agraria, all'istruttore di equitazione per avermi dato il cavallo imbranato, a Raffaele per le lezioni enogastronomiche al Caravaggio, a Diego perchè “dedicare il tuo libro a chi non ha creduto nelle tue capacità...non ha prezzoâ€, al cameriere del Formula1 per i complimenti, a Daniele per le lunghe e-mail, a Domenico perchè sta sposando la mia amica più fidata, a Fabio per avermi insegnato come si lascia un uomo che ami, a Giacomo per avermi insegnato come si lascia una donna che ti ama, a Mauro per le confidenze su una Panda rossa, a Massi per la lettera, ad Hans per il maglione, a Matteo per il segnalibro, a Leonardo per i cantucci, a Mattia per l'imbarazzo, a Milco per la distorsione con una entrata da dietro giocando a calcetto, a Marco per le serate seduti sulle scalette della Banca, a Roberto per avermi insegnato ad utilizzare Ob tree, ad Angelo e Antonio per le cenette perugine, ad Enrico per aver fatto impazzire le fotocellule dell'albergo, a Francesco per Bronx, Mojito e cinismo appreso, ad Andrea per le chiacchierate letterarie, al tipo del Ministero per la proposta di trasferimento in Canada, a Baby per avermi stretto forte la mano in taxi, a Peppe per le feste “Esterni†a Milano, a Gabriele per avermi fatto vedere la Bibbia Atlantica, a Carmelo per essere il mio migliore coinquilino abusivo, a Mario per il mio dente del giudizio e la fuga sulla sua TNT verde, a Federico per la collaborazione, a Terry per la disciplina che mi ha insegnato sul lavoro, ad Ermanno per le mangiate storiche in quel del nord, a Daniele e Marco per avermi accompagnato a casa cantando “spazzacaminâ€, ad Antonio per come ha avuto il coraggio di presentarmisi davanti (...), a Francesco per avermi fatto scoprire il cd di Lalli...

dedicato agli uomini - amici, parenti, conoscenti, compagni di scuola, amori, errori - che ho dimenticato in questo post...ma ai quali comunque è dedicato il mio più profondo affetto.
postato da betazed alle ore 11:59 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: parole, libri, ricordi

martedì, 03 giugno 2008

E lasciamole cadere queste stelle - F. Timi

Non basta. Non basta avere una madre, una amante, una collega, una amica, una donna...per saper descrivere le donne. Todd Hasak lowy nell'intervista all'Ara Paci dello scorso novembre diceva di avere paura di affrontare una narrazione che partisse da un punto di vista femminile “perchè non sono una donna e per entrare dentro le loro parole e le loro emozioni forse dovrei esserlo. O forse non sono ancora abbastanza bravo per farlo. Non oso ancoraâ€.
Todd non osa. Timi lo fa. E lo fa raggiungendo picchi di lirismo sublime, ma rasentando, a volte, anche la più densa poltiglia del luogo comune.

spettacolare la dedica finale. Quella...è da leggere!
e quella anche un po' da copiare. Se dovessi farla io, citando le donne significative nella mia vita, la farei così (nei prossimi post la troverete anche al maschile. Giuro!!! Ci devo solo pensare un po' di più):

Dedicato
ad una madre tanto forte quanto somigliante a me, a Kamilla per la presenza silenziosa e costante, a Giorgia per come eravamo, a Kela per come siamo, ad Ela per come mi ricorda di essere stata, a Cristina per le tante albe al mare, a Michela per una rosa bianca che non ho mai capito, a Lorenza per le sigarette, al mio tutor per lo swarowsky, alla nonna Giovanna per i pranzi del giovedì, a Tilde per una splendida cena romana, a Silvia perchè ha pianto quando sono andata via, a Sandra perchè non mi dimentica, ad Antonella che forse lo ha già fatto, alla maestra Giovanna per il primo sonante schiaffone, alla maestra Vera per avermi consolato, a Maurizia per la stima, a Federica per la corsa fuori dal locale, a Roberta perchè so che mi vuol bene, ad Armida perchè dire al mio Chirurgo “io da questo mi farei togliere anche le tube di falloppioâ€...non è da tutti, a Franca per la comprensione, a Monia per l'empatia, ad Ilaria per la simpatia, a Frengo per gli inviti a casa di Lorenzo, ad Elisa perchè ha sempre saputo il loro significato, a Concetta per la passione letteraria, a Clara per i caffè al Ministero, a Cecilia per una Tesi che non ho preparato con lei, a Luciana per avermi “costretto lavorativamente†alle terme di Galzignano, a Maria Rita per la bella esperienza in Biblioteca, ad Alice per una splendida serata romana, a Cristiana per la forza che mi ha insegnato, a Mariagrazia per la fiducia che mi ha dimostrato, ad Anita per Copenaghen, a Renata e Fede per il Gargano, a Serena per Arezzo Wave, ad Antonella per Perugia, a Valeria per tutti i viaggi fatti insieme, a Maruska per l'esame di Linguistica, ad Azzurra per quello di Psicologia, a Perla che mi chiama Tigre della Malesia, a Sara che mi chiama Rob, a Pamela che mi chiama “minchionaâ€, a Laura per avermi fatto vedere Udine, a Erika perchè mi ha fatto provare la polenta taragna, a Chiara per le bottiglie di vino in due, a Uschi per avermi montato il letto ikea, a Gaia perchè mi sta facendo ingrassare a suon di prelibatezze, a Mariapina perchè mi somiglia, a Cleo perchè mi è distante, a Silvia perchè è saputa diventare qualcosa estremamente più significativo della “sorella di Giacomoâ€, a Cristina per la corrispondenza, a Giulia per le chiacchierate notturne in campeggio, alla mia estetista per le cerette, a Maria per i saggi di artistica e ritmica, a Claudia perchè canta in ufficio, a Francesca perchè è diventata il mio Dico milanese, a Luisa per avermi insegnato il prestito interbibliotecario, alla signora delle Feltrinelli che mi chiama per le letture, a Manuela per avermi soffiato un uomo sotto al naso, a quelle alle quali lo ho soffiato io da sotto il naso, a quante poi ancora non conosco...a quante sarò felice di incontrare.
A quante non hanno bisogno delle quote rosa, a quante non hanno bisogno di alzare la voce (o lo stendi massa), a quante la loro femminilità se la portano addosso
...a quante non ho nominato solo perchè è un post e non un elenco telefonico.
postato da betazed alle ore 14:47 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
categoria: parole, libri, giochi, esercizi di stile

mercoledì, 21 maggio 2008

Domani nella battaglia pensa a me

battagliaLegnano

[Domani nella battaglia pensa a me di J. Marìas]

La trama è da gaddesco “Pasticciaccio†con tanto di morte, indizi vaghi e nessuna soluzione; infine un epilogo capace, con perfezione stilistica, di posizionare tessere narrative atte ad aprire possibilità interpretative inaspettate e con un alto grado di condensazione linguistica e semantica.
Il romanzo è inganno di se stesso: un caleidoscopico gioco di rimandi capace di disperdere il reale in un pulviscolo di possibilità.
Il lettore è in balia di una voce narrante che srotola un fiume di coscienza appiattendosi su dettagli e ridondanze, ripetizioni e rimandi ipertestuali. La lettura diviene, così, lenta e faticosa, richiede il giusto tempo e lo spazio per ruminare parole e pensieri, atti e significazioni. Il ritmo si smorza e il romanzo perde la possibilità di attrarci in un quella che sarebbe potuta essere una â€fenomenologia ontologica†noir. Ciò che è concesso al lettore sono solo spazi di verità vibrante in cui il personaggio-uomo si riscopre fragile, cinico, bizzarro come ogni uomo nella vita, nel privato, nella coscienza.
Un libro che avrebbe potuto incantare ed invece stagna in un luogo liminare tra fascino e noia: Victor, quale personaggio principale, ci tiene coattamente legati al suo pensiero, non ci lascia spazio d’azione e, dopo solo qualche pagina, ci tradisce. Tradisce rispetto a quell’incipit pulsante e vivo, fatto di frasi di una nitidezza abbagliante, secche, essenziali e poi sempre più diluite, sfocate e appesantite in lunghi indugiare nei dettagli. Dettagli capaci di evocare, nel lettore, memorabili romanzi descrittivi, dei quali, però, manca qui, evidentemente, il totale approccio visivo.
Immagini monocromo e faziosamente soggettive ci guidano verso il nodo tematico del libro: la parzialità, l’inganno che si crea nella poliedricità di possibili combinazioni, accadimenti e scelte, ma anche non-scelte ed immaginario. Ad affermarlo è lo stesso Marìas nell’epilogo: “(…) Insomma noi persone consistiamo tanto in ciò che siamo quanto in ciò che siamo stati, tanto in ciò che è verificabile e quantificabile e rammemorabile, quanto in ciò che è più incerto, indeciso e sfumato, forse siamo fatti in egual misura di ciò che è stato e di ciò che avrebbe potuto essereâ€.

Un libro comunque da leggere, come ogni libro capace di lasciare spazio a contraddizioni interne: Marìas parla dell’essere e non si sforza di costruire un personaggio narrabile, lascia che sia il personaggio stesso a trovare la sua struttura narrante, incurante del poter destabilizzare il lettore. Ciò che viene raccontato risulta un apparire capace di parlare dell’essere: dicotomie che si annullano e un ex-sistere che è un vivere fuori, permanere, proiettarsi.

postato da betazed alle ore 10:53 | Permalink | commenti (6) / commenti (6) (pop-up)
categoria: libri

mercoledì, 23 gennaio 2008

bibliomanzia

Dall'archivio di Guido Vitiello rubo uno stralcio di toccante ironia bibliofila.


Bibliomanzia: trovate l'anima gemella!
Alcuni ricorderanno la candida e disperata domanda che Sigmund Freud rivolse un giorno a Marie Bonaparte: Was will eine Frau eigentlich?, ovvero: cosa diavolo vogliono le donne? Dopo trent'anni passati a curare isteriche, il pover'uomo era da capo a dodici. E io, assai più modestamente, con lui. Non aspettatevi dunque risposte al Grande Enigma. Ho però escogitato un metodo, una novissima scienza applicata che ho battezzato per l'occasione Ars Magna Bibliomantiae, ovvero: come capire se una ragazza fa per voi dal modo in cui sottolinea i libri (per le lettrici, può essere un utile strumento di autoanalisi).

Malgrado il nome un po' pomposo da pratica divinatoria, si tratta in realtà di una scienza empirica rigidamente comportamentista: suggellata ormai la resa freudiana, e assodato che la mente femminile è una black box imperscrutabile come quella di Ustica, non resta che affidarsi ai segnali emessi all'esterno, e cercare di decifrare quelli.

Supponiamo che abbiate applicato al meglio i miei consigli per rimorchiare ispirati al De vinculis in genere (1591) di Giordano Bruno, e che con l'arte arcana delle ligature siate riusciti a conquistare la vostra preda. Non vi abbandonate anzitempo alle smancerie, non abbiate l'imprudenza di consegnarle a scatola chiusa il vostro cuore. Chiedetele di prestarvi un libro, un libro che sia stato importante nella sua vita e nella sua formazione umana. Riponetelo allora in una guaina di plastica trasparente con la stampigliatura Reperto n°1, nella migliore tradizione della polizia scientifica.

La bibliomanzia si applica prescindendo dal contenuto del libro: rispetto a quest'ultimo praticate la più rigorosa epoché, mettetelo tra parentesi. Certo, il precetto va applicato cum grano salis: se il volume in questione è Elementi di chirurgia oro-maxillo-facciale II, oppure Mortal sospiro: i dodici passi per vincere l'alitosi o peggio L'agenda casa di Suor Germana 2000 (con lo speciale giubilare: le crostate dell'indulgenza plenaria) non vale la pena procedere oltre con l'esame.

Prendete dunque tra le mani il vostro reperto e cominciate a sfogliarlo, facendo attenzione alla presenza e al modo delle sottolineature. Le varianti sono pressoché infinite, ma è possibile raggrupparle in alcune macro-famiglie.

Variante 1. Il libro appare intonso: non c'è traccia di sottolineature, e perfino il dorso non presenta segni d'uso. La bibliomanzia offre due possibili interpretazioni.
1a. Non lo ha letto, anzi non lo ha nemmeno aperto. È una bas-bleu che vuole far colpo su di voi pavoneggiandosi con la Hilarotragoedia di Giorgio Manganelli, Dissipatio H.G. di Guido Morselli o altro libro Adelphi dal titolo gradasso e cervellotico, comprato nella libreria sotto casa vostra poco prima di citofonare.

1b. Lo ha letto, ma con tale cura feticistica che si è portati a credere che abbia usato dei guanti sterilizzati. La bibliomanzia non ha tentennamenti in proposito: è frigida.
In entrambi i casi, con garbo, mettetela alla porta.

Variante 2. Il libro è integralmente sottolineato, e quando dico integralmente intendo che all'incirca ogni parola è stata ritenuta meritevole di una speciale evidenza. Consistendo l'intelligenza umana principalmente nella facoltà di operare scelte ed estrarre fili dalla gran matassa del mondo, non ci sono dubbi: è deficiente. Accompagnatela gentilmente all'uscio, e non invitatela più nemmeno per prendere un gelato perché avete la certezza matematica che se lo pianterà in fronte con un sorriso gongolante.

Variante 3. Più che sottolineature, il libro presenta un cifrario arcano di girigogoli, punti esclamativi insistiti, parole in maiuscolo da cui promana un'aura di rivelazione grandiosa e fatale. Ora, mi direte che anche in certi tardi frammenti di Nietzsche si trovano di queste cose; ma appunto, di lì a poco lo avrebbero rinchiuso nel manicomio di Jena, dove il suo passatempo preferito sarebbe diventato quello di imbrattarsi con i suoi escrementi. Direi che, anche senza arrivare a questi casi estremi (l'equivalente letterario è la Clarisse di Musil) la vostra preda potrebbe essere affetta da una pericolosa forma di bovarismo, o vita surrogata: in particolare, se a bordo pagina trovate annotazioni come "SI'! SI'!!! SI'!!!!" e altre esclamazioni di giubilo che suonerebbero più appropriate nell'atto amoroso che non nella lettura, potete concluderne che la giovane in questione vive in un similmondo di gratificazioni allucinatorie. Avete trovato una lettrice multiorgasmica, ma per vostra sfortuna non siete un libro.

Variante 4. Il libro è sottolineato con righello, squadra, goniometro o quant'altro. In merito la bibliomanzia offre una diagnosi semplice e inappellabile: si tratta di un caso di nevrosi ossessiva accompagnata da una tendenza paranoide all'ipercontrollo. La vostra candidata vive rinchiusa nella sua mente, una mente anelastica e impermeabile ai segnali che provengono dal mondo. Adotta il "metodo università" con qualunque libro, che è un po' come dire "siccome ho imparato a usare l'apriscatole per aprire i pelati, ora lo utilizzerò anche per tagliare il pane, suonare l'arpa e farmi i ricci ai capelli". Farebbe lo stesso con voi, e tanto per dirne una passerebbe ogni vostra frase smancerosa al vaglio del neopositivismo logico: se provate a chiamarla "dolce passerotto", vi obietterà che secondo Carnap trattasi di un enunciato logicamente inconsistente. Fuggite a gambe levate.

Variante 5. Il libro presenta sottolineature a penna e/o a pennarello. Allarme rosso: una donna capace di posare la punta di una penna a sfera su un libro è capace di qualunque crimine. Non restituiteglielo a nessun costo, piuttosto affidatelo a un orfanotrofio o alle orsoline, e cercate di mettere in salvo anche gli altri sventurati ospiti del suo scaffale.

Variante 6. Il libro mostra i segni di una lettura viscerale e tempestosa: è tutto gualcito, i segni a matita sono disordinati e coprono parte del testo, gli angoli delle pagine sono ripiegati, a pag. 27 c'è un insetto spiaccicato, a pag. 80 uno scontrino del bar "La bodeguita", a pag. 162 il pesto alla genovese rende illeggibili due paragrafi, le ultime trenta pagine sono curiosamente bombate perché sono chissà come finite in acqua e poi riasciugate. Se lo sgrullate, ne usciranno granelli di sabbia, fiori secchi, peli di gatto e forse i resti essiccati di un supplì. Che dire? Vi siete imbattuti in una passionale, con un sincero amore per la lettura. Sperate che tratti voi come ha trattato il suo libro, ma fate in modo di tenerla lontana anni luce dalla vostra biblioteca.

Variante 7. Il libro ha segni di sottolineatura miti e giudiziosi: righe verticali appena accennate a fianco dei paragrafi interessanti, labili segni di matita qua e là, annotazioni discrete da cui si evince una mente duttile e ricettiva, un criterio di lettura e un rispetto dell'oggetto-libro che potrebbe indicare un atteggiamento simile nei confronti degli esseri non rilegati presenti in natura, tra cui voi. Congratulazioni! Convolate a nozze, e moltiplicatevi.

P.S. Immagino cosa avrete da obiettare: perché la mia compagna deve per forza essere una lettrice? Ci risiamo, con la storia della playmate californiana che dopo aver posato per Mondo Fitness si ritempra tra le braccia dell'uomo di lettere. All'infuori di certi B-movie americani esplicitamente pensati per consolare i nerd, un simile personaggio semplicemente non esiste.
postato da betazed alle ore 13:08 | Permalink | commenti (11) / commenti (11) (pop-up)
categoria: libri, giochi

venerdì, 11 gennaio 2008

Guvi Book Award 2007

Su Internazionale la classifica annuale dei libri. ovvio che mi senta un po' frastornata, perchè la metà (ma magari solo la metà!), non li ho letti.
Mentre dunque mi rimprovero per il sempre troppo poco letto, aspetto di vedere le vostre classifiche ed intanto io oggi medito la mia.


Top Five - Narrativa
1. Michel Butor, L’Emploi du Temps
(Il miglior libro di uno scrittore quasi dimenticato, in via di riscoperta)
2. Jonathan Littell, Le Benevole
Forse non è il capolavoro che si dice, ma tanto di cappello)
3. Cameron McCabe, The Face on the Cutting-Room Floor
(Vi immaginate James Joyce che scrive un giallo hard-boiled? Eccolo…)
4. Aharon Appelfeld, Badenheim 1939
(…e vi immaginate un libro di quasi-fantascienza sulla deportazione? Eccolo!)
5. Leonardo Sciascia, Candido ovvero Un sogno fatto in Sicilia
(Così, grosso modo, mi piacerebbe scrivere – se solo fossi in grado)

Top Five - Saggistica
1. René Girard, Shakespeare. Il teatro dell’invidia
(Arbitrario e straordinario come sempre. Ora mi dedico al libro su Clausewitz…)
2. Gary Weissman, Fantasies of Witnessing. Postwar Efforts to Experience the Holocaust
(Dopo anni, il primo libro davvero originale sulla memoria di Auschwitz)
3. Walter Burkert, Homo necans. Antropologia del sacrificio cruento nella Grecia antica
(Un po’ di sana Ellade barbarica, in un libro titanico e smisurato come quelli di Girard)
4. Ernesto De Martino, Sud e magia
(Che dire? A volte mi chiedo perché non leggo solo classici…)
5. Jacobo Machover, La face cachée du Che
(L’unico buon libro su Che Guevara, o quasi, uscito per il quarantennale)

La lista nera, o Bottom Five, in ordine sparso
1. Peter Handke, L’ambulante
(Romanzo metaletterario cervellotico e pretenzioso su un genere – il giallo – che l’autore evidentemente ignora. Una noia mortale)
2. Imre Kertész, Roman policier
(Pare sia uscito adesso in italiano. Brutto, brutto, brutto. E soprattutto, non è un romanzo poliziesco)
3. Hans Magnus Enzensberger, Il perdente radicale
(Se ci si libera dalla soggezione della grande firma, ci si accorge che il re è nudo: un pamphlet infarcito di trivialità, rozzi schematismi e cose arcinote da decenni)
4. Giulietto Chiesa, Zero. Perchè la versione ufficiale sull’11/9 è un falso
(Un affronto di trecento pagine alla decenza giornalistica e al buon uso della ragione)
5. Kriss Ravetto, The Unmaking of Fascist Aesthetics
(Incredibile come anche l’argomento più interessante – nella fattispecie, l’erotizzazione del fascismo e del nazismo nel cinema – possa diventare insulso in mani postmoderniste, tra Lacan, i gender studies e il decostruzionismo…)

postato da betazed alle ore 11:44 | Permalink | commenti (16) / commenti (16) (pop-up)
categoria: libri, giochi, arte

venerdì, 29 giugno 2007

Achille piè veloce - Stefano Benni

Partiamo da una costatazione…fino a pagina 205 è brillante, cinico, sarcastico, brioso…manca dello stesso stile per le ultime trenta pagine…ed è un peccato, perché se avesse mantenuto la stessa rotta sarebbe stato un bignami di piacevolezza, un gioiello di immaginazione…belle le immagini che evoca, le parole non troppo ruffiane, il ritratto di una alterità sempre mostruosa ed affascinante. Leggendolo poi mi è capitato di avere il dubbio che quello fosse un mio manoscritto trafugato: troppe le analogie con la mia vita e con i miei detti comuni.

Esempi utili:

• “Così Ulisse si rese conto che le vocine litigiose erano di due creature diciamo così suoi condomini o parassiti o simbiontiâ€â€¦SBALORDISCO NEL SENTIR NOMINARE IL MIO CONDOMINIO. E SOBBALZA ANCHE LA SIGNORA BIGOTTA DEL PIANO TERRA, LA BIODONA DELL’ATTICO, IL GRUPPO DI STUDENTI DEL PIANO INTERRATO E QUANTO ALTRO VI E’ DENTRO (SOBBALZANO INTERE “RIUNIONI CONDOMINIALIâ€: QUELLE CHE INDICO OGNIQUALVOLTA DEVO PRENDERE UNA DECISIONE!!!?)

• “Pilar, Pilar fiore latino rorido di nebbia Padanaâ€â€¦IL VERO FIORE LATINO RORIDO DI NEBBIA PADANA ERA LA BETAZEDSCURETTA (altro che Pilar!)…SCHIARITA TRA LA NEBBIA DEL NORD FINO A QUALCHE MESE FA

• “troppo schivo, troppo selettivo: non è uno scrittore, è un prefissoâ€â€¦DICO SPESSO DI RIFUGIARMI NELLA MIA BOLLA DI SAPONE O NELLO SCATOLINO DI VERGHIANA MEMORIA …QUELLA DEL PREFISSO E’ LA TIPICA METAFORA CHE AVREI VOLUTO INVENTARE IO!!!

• “due spalle bellissime, olivastreâ€â€¦CHI MI CONOSCE, SA BENE GLI ANEDDOTI CHE MI LEGANO ALLA PAROLA “OLIVASTRO†(un giorno aggiungerò una tag apposita per spiegarlo ai fedelissimi del mio CiccioBelloBlog!)

• Nelle liste di cose stupide che fanno star male, Ulisse mette “il sole che va via da dove sei sedutoâ€â€¦IO QUESTO LO METTEREI AL PRIMO POSTO!

Queste solo alcune delle assonanze che ho trovato tra il libro ed il mio mondo…queste le cose che mi hanno fatto sorridere e mettere l’ennesima “orecchietta†sull’ennesimo libro.



Uno special thanks a Istrice&Frengo che me lo hanno regalato…

postato da betazed alle ore 13:31 | Permalink | commenti (12) / commenti (12) (pop-up)
categoria: libri

mercoledì, 30 maggio 2007

Per un pugno di libri

Mi piacciono i libri.
Per l’odore di nuovo o di umido che sanno restituire, per i ricordi di fiabe ascoltate nel lettone di mamma-papà, per il sapore dell’indice bagnato di saliva e cellulosa, per le innumerevoli funzioni che esso assolve (appiattire le “orecchiette” dei quaderni, coprire la polvere sulla libreria, uccidere i ragni sul pavimento...).
Mi piacciono i libri.
Alcuni da leggere, altri da sfogliare e abbandonare, pochi da regalare (so bene che non sono apprezzati, ergo…preferisco ripiegare nel profumo in sconto al 20% al supermercato!), troppi da dimenticare, sempre numerosi quelli che hai prestato e non hai più visto indietro, esigui quelli consigliati da altri e che hai apprezzato anche tu.
Alla fine, però, ciò che conta è che ora il mio condominio interiore è ridondante (si noti la citazione alla Plotino!) di questi personaggi di carta. Porto con me il senso dell’incompletezza e della parzialità di Victor (Javier Marias: Domani nella battaglia pensa a me), porto con me le oche ed il laghetto di Certal Park di Holden Caulfield  (J. D. Salinger: Il giovane Holden), porto con me il mondo cinico di Garp e l’aneddoto del suo concepimento (John Irvin: Il mondo secondo Garp), porto con me Toru e la dolcezza adolescenziale dei suoi sentimenti (Muratami Haruki: Tokio Blues), porto con me le promesse mancate e la nicotina di Zeno (Italo Svevo: La coscienza di Zeno), porto con me l’implacabile  ironia, fredda e disarmante, dei gemelli Estha e Rahel (Roy Arundhati: Il dio delle piccole cose)…porto con me ognuno di loro e di ognuno di loro troverete in me parole, fatti, aneddoti, contraddizioni.
Una duplicazione di personalità con infiniti punti di fuga, la mia. Infiniti punti di fuga, quanti sono i libri letti, i personaggi incontrati.
postato da betazed alle ore 07:39 | Permalink | commenti (5) / commenti (5) (pop-up)
categoria: libri

Chi sono

Utente: betazed
un condominio abitato da una moltidudine eterogenea di esserini: la signora bigotta del piano terra, il gruppo di studenti universitari del seminterrato, la famigliola con prole...un microcosmo in divenire, con un appartamento sfitto


  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


Commenti recenti

silenes in OFF

Archivio

oggi
--- 2008 ---
--- 2007 ---

Partecipano

Bottoni

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading*volte