Betazed

il pianeta immaginario che vive dentro di me
giovedì, 19 giugno 2008

Cerchi concentrici

E' passato poco più di un anno. Eppure sembra che i corsi e ricorsi storici mi portino agli stessi eventi.
La realtà è irridente, quasi arrogante.
Sembra un gioco, una competizione, una partita a scacchi.
Mentre mi vedo incapace di giocare. Perchè forse non comprendo le regole, perchè forse manco della capacità del rischio, perchè oggi sono meno composta e meno sobria di allora.
Mi appoggio al non detto per farmi forza e mi sgretolo nei miei stessi gesti.
Sandali neri sul marmo, solo verde chirurgico e sbiadito bianco nella mia memoria.
Ciottolato di ricordi e disordinato proseguire di stagioni stanche che non sembrano arrivare mai.
Un mansueto rendiconto, questo.
Uno schiaffo sulla mia guancia già ferita.
Uno schiaffo. Violento.
Eppure il mio viso non accenna a scivolare verso la terra.
Tengo fisso il mio sguardo.
Alto.
Più alto di quanto non faccia di solito.
E me ne compiaccio. terribilmente.

E' passato un anno ed è ancora un lessico di muta consapevolezza.
consapevolezza di appartenenza, allora. di distacco, oggi.
Mentre le situazioni sembrano le stesse...io sembro irrimediabilmente cambiata.
Sorrido. Ironica, forse.
Pavento la solita sicurezza.

Ma vorrei un abbraccio, ora.
Una carezza.
Qualcuno che mi scompigli i capelli sul capo.

Vorrei sentire qualcuno darmi forza per la forza che sto mettendo in questo atto.
Vorrei riempire questa stretta nello stomaco con una cena apparecchiata per due e Ruchè a fiumi.
Vorrei...ma come bimba incosciente scivolo sul poggiamano stanco di una scala ormai in disuso.
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categoria: parole, esercizi di stile, identità, slittamenti emotivi

giovedì, 05 giugno 2008

PROMETTO PROMETTO

PROMETTO PROMETTO...non è la canzone di Ambra Angiolini.
Lo so, avevo detto che postavo la simil-dedica di Timi al maschile...e giuro, giuro, giuro...anzi prometto-prometto che lo faccio.
E' che ci devo pensare.
Pare facile. Mica butti lì 4 nomi a caso...
che già al femminile non è stato affatto semplice e chissà quante persone avrò dimenticato, quanti volti scolorito, quante emozioni non restituito...
E poi lo so che tanto non potrò avere lamentele di sorta. Ma è una questione di autocoscienza, la mia.
Di onestà verso me stessa. Sempre.

Dai, mi metto sotto e inizio a scrivere...

PROMETTO PROMETTO.
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categoria: parole, identità

giovedì, 15 maggio 2008

Una emozione da poco...

Questo mio dire è un elogio alla incompletezza.


Dettaglio. Contenitore e non contenuto.
Al palato mostra tannini compatti e struttura di buon peso.
Alla memoria il più spietato degli ossimori.
Libri carichi di storie e non il tempo per succhiare le dita dopo averne trattenuto gli angoli.

Guardo le foto e forse apprendo di assomigliarmi più di quanto io stessa non creda.

Starnutisco nel polline che mi graffia la retina, annuisco a scelte che non compio, sorrido a viniliche riflessioni.

Recupero un po' della mia costanza senza sentirmi affaticata.
Un capriccio sfrontato.
L'umido che mi si attacca alle vene, alle scarpe, alle unghia.

Vorrei solo sole sulla pelle.
Camminare ancora un po'...
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categoria: parole, identità, slittamenti emotivi

lunedì, 28 aprile 2008

Amarcord

Almeno una volta al mese dovrei concedermi giornate così. Con lo sguardo gravido che annaspa tra pensieri troppo leggeri per rimanere ancorati a terra.
Billy Joel ed il suo Vienna nelle orecchie, mentre alzo lo sguardo che si è inerpicato tra le fughe delle piastrelle.
Penso ad un rientro in auto, due brindisi, la Nastro Azzurro in mano ed il mio Magister Vitae in un bar di periferia, poi a qualche vecchietto maldestro e alticcio con il quale fermarsi a parlare e tornare alla macchina con il naso dentro il cappotto e lo sguardo a scrutarsi.

E poi via a casa che è già troppo buio per dormire.

Colazione con tre saccotini, caffè mai troppo nero e sulla pelle una felpa grigia a protegge dall'aggressiva bellezza del mare oggi, a proteggere dal tenero abbraccio dei miei TomTom e VinoSuperiore che con le loro mani gemelle mi hanno accolto ancora una volta come allora, a protegge dalla salsedine che basta sulle labbra...da succhiare, per adesso.
E poi parlare un po'con Kamilla e pensare ai tragitti su un F10 bianco, ai diari sempre troppo carichi di ragioni, alle telefonate a tempo indeterminato. E poi parlare oggi con lei e pensare alle fedi, al vestito bianco, al ristorante, ai “papabili†per testimoniare al mio fianco in nome di un amore che ho visto nascere, al quale ho visto infrangere gli argini, dal quale ho visto esplodere emozioni e nel quale ho visto implodere precedenti certezze, impegni, mutui.

E parlare mentre scelgo un punto cardinale, un orizzonte, il mio miglior sorriso.
Chiudo gli occhi e penso alla più riuscita foto di Herb Ritts, li riapro e sono ancora lì.
Sono ancora lì quando la consuetudine inizia a piacermi, quando l'ho intrisa di stupore, quando non fa più male.
Sospesa. Indifesa. Ma inscalfibile.
In vita non per insulsa diplomazia. Ma per diletto.

Dopo qualche giorno di nessuna domanda ad incalzare, debutto nel più dolce caos.
Le ore insonni pesano prepotentemente su di me.
Sostituisco una notte alla successiva.
Desideri in conclave, resistenza passiva, esposizione imprudente, anacoluto emozionale o forse solo nostalgia preventiva.

Ed ora ho ricordi di un torneo di calcetto e di un campetto che di sintetico ha conservato solo le emozioni;
ricordi di I'll Take the Rain ascoltata fino alla stanchezza ed al perdono;
ricordi di una TNT verde e di verdi sogni nel diametro di luce dei fari sull'asfalto;
ricordi di piacevoli e sprovvisti incontri all'ingresso di un hotel lustro di fantasiose architetture emozionali;

ricordi di ciò che scorrendo non è mancato di restare.
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categoria: ricordi, identità, slittamenti emotivi

martedì, 22 aprile 2008

Guarda come piove...

Complice vino e limoncello, complice un fragoroso temporale primaverile, complice l'odore di caldo del forno...mi vizio nel trasporto di chiacchiere tra amici.
In casa, mentre invoco Persefone ed il calore del sole sulla pella, mentre scopro la meraviglia del tamburellare della pioggia sui resti di un pranzo in balcone solo ieri, io con garbo mi dedico ad esserini meravigliosi che completano la cura della mia cena.
E la sedia di plastica troneggia fuori, a terra, nel buio..ed io canticchio e seguo una musica che ascolto, ma non conosco.
Una inerzia dignitosa e narcotizzante, adesso che sof-fermarsi è esigenza in stato di realizzazione.

Poi guardo fuori e penso che anche da sola il buio non mi ha mai fatto paura.
Penso alla fascinazione, penso alle sfumature della notte, penso che la primavera sta alla pioggia, come il liquore alle torte di vecchi compleanni a poche candeline e poco fiato per spegnerle.
Penso ai miei occhi bassi quando si parla di lacrime sopite ed al mio più riuscito sorriso quando si lascia spazio alle creazioni emotive.
Penso che vorrei una macchina da scrivere per completare questo ritmico e cadenzato scandire le parole.
Perchè le parole ora mi spingono i polpastrelli caldi: ed ho parole di estrema follia, parole di pungente urgenza...quelle stesse che a volte ho portato con me a casa tornando dal Caffè della Conca, quelle che ho carezzato su una Pegeut decapottabile con l'aria che le filtrava, quelle che ho improvvisato su note dei Gotan Project, quelle che ho sussurrato guardando dalla finestra il più bel Lungotevere che esista....

e se mi ubriaco mi viene sete. Ed ho sete di risate, progetti, ricordi.
E se mi ubriaco mi rimprovero per le poche volte in cui mi siedo alla scrivania a scrivere.
Mi rimprovero per aver fatto troppe kazzate nella mia vita, ma anche per averne fatte comunque troppe poche.
Mi rimprovero perchè l''impronta della mia adolescenza non è stata un principio, ma la causa del mio disincantato e cinico sperare ancora.
Mi rimprovero, perchè credo che perdere tempo nei rimproverarmi non sia il mio più riuscito mestiere e che mi riesce meglio il sorridere.
E allora mi do una pacca sulla spalla, con lo stile che hanno solo i grandi amici, sapendo di potermi comunque ancora perdonare. E lo faccio, mentre avvolta nel mio maglione preferito, prendo un altro bicchiere, con gli occhi stanchi ed i pensieri lenti a raccogliere.

E complice il vino ed il limoncello, io un po' me ne disinteresso.
Abbastanza ebbra per lasciare scorrere l'acqua con la gioia di vederglielo fare;
abbastanza sobria per desiderare di vedere l'immagine lunga della mia ombra nel pomeriggio di domani.

Mi lascio sgorgare.
Copiosa.
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categoria: casa, identità, condominio interiore, slittamenti emotivi

giovedì, 17 aprile 2008

A pelle nuda

Come trattenere il fiato e sentirsi sciogliersi le ossa.
Come sentire l'acqua entrare nei polmoni, mentre ostinato stringi i denti.
Cercare l'armistizio e voler mantener saldi i principi.

Perchè arrivi ad un punto e pensi che la cautela possa essere messa in pausa, pensi che non ci sia ragione per quella ostinata prudenza, non un motivo per qull'abrogazione di parole...
una passione che travalica la calma melmosa e densa.
Una passione che travalica imperturbabili dislivelli.
Vuoti.

Una ennesima deriva che non manca di scolpire i fianchi.

E poi solcare con i polpastrelli il tramonto.
Come angoli concavi e convessi di un corpo nudo al quale per pudore non si osa avvicinamento impulsivo, sottolineo con lo sguardo e indago alla ricerca di una penetrante assonanza.

In un concentrato in prosa, sfoglio le mille linee della mia figura.
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categoria: identità, condominio interiore, slittamenti emotivi

giovedì, 10 aprile 2008

I care...

ed ora voglio pensare solo alle cose che mi piacciono...

mi piace: star seduta al sole; i tulipani; le mele verdi; l'odore del basilico fresco; camminare; la mano nuda sulla coscia di Proserpina nella scultura del Bernini; leggere un buon libro; le persone che ridono per strada; Ed Wood di Tim Burton (e anche il johnny Depp che c'è dentro!); viaggiare; essere stupita; la Biblioteca Reale a Copenaghen di Schmidt, Hammer e Lassen; il tronco delle piante di ulivo; Come sei veramente di Allevi; i volti ovali e i lunghi colli di Modigliani; aspettare un bacio e capirlo mentre si compie; lo yogurt con il muesli; il giallo e le sue sfumature; 1984 di Orwell; Chania ed il calore della sua gente; mangiare pesce al ristorante; sorridere a chi mi serve un caffè; l'etimologia della parola passione; stare sotto il piumone quando fuori piove; l'odore dell'erba appena tagliata; scrivere; il buon vino accompagnato da buone chiacchiere; giocare con i bambini; Fahrenheit 451 di François Truffaut; l'arepas Venezuelana ed il ricordo di quei luoghi; l'odore di mosto che si lega al legno del torchio; il jazz; sentirmi stringere in un abbraccio; gli slip colorati; Pollon; la graffiante passione e l'erotismo di Catullo; il Clair del Lune di Debussy; Che tempo che fa di Fazio; camminare a piedi scalzi sul parquet; il sapore della salsedine sulla pelle; Il grande Lebowski dei fratelli Coen; il Lungotevere; andare al cinema da sola; ricevere fiori; la parola compromesso; giocare con le mani dell'uomo che amo; l'autoironia; star seduta vicino al caminetto; sfogliare vecchie foto e farne nuove; perdermi dentro le storie di una libreria; la figura di Petra Cotes, canticchiare in macchina...e tante altre cose...ma forse son troppe da raccontare...
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categoria: giochi, identità

martedì, 08 aprile 2008

dimmi come ti spogli e...

ormai sono entrata nel tunnel.
Test giornaliero e caffè(per consultazione: http://www.style.it/cont/test/0711/2900/eros-test-spt-dimmi-come-ti-spogli-.asp)

Oggi mi sono dedicata alla scoperta dell'eros. Della serie "dimmi come ti spogli e ti dirò chi sei!"
risultato?

tipo: sedere
Chi mi ama mi segua: un motto che è anche una filosofia di vita, questa donna si muove sicura nel mondo. Non si volta per verificare quello che succede dietro di lei, non ha bisogno che le coprano le spalle perché è conscia di potersi fidare, prima di tutto di sé e del suo fascino. Sa infatti essere molto seducente, è bravissima nell'intessere un gioco di sguardi in cui si offre e subito, impercettibilmente, si sottrae, col risultato di dare all'altro l'illusione di averla in pugno quando è già altrove. Con altrettanta abilità, però, si rende conto quando concludere la partita prima che la corda sia troppo tesa e rischi di spezzarsi.
Chi ha accettato le sue regole non se ne pentirà, perché questa donna imprevedibile, a volte ambigua, se è convinta che ne valga la pena si offre completamente al partner, gli si affida davvero senza riserve e, con la sua vitalità e curiosità inesauribili, è capace di movimentargli piacevolmente l'esistenza.

Il lato debole: a forza di giocare e di tracciare strategie di conquista, potreste trovarvi sole con i vostri piani brillanti. Mettete un po' da parte la razionalità e ascoltate le ragioni del cuore, forse meno sottili ma sincere. La vostra indubbia abilità nel capire fino a che punto potete arrivare non è infallibile.

Giuro che non ho imbrogliato...
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categoria: giochi, identità

mercoledì, 02 aprile 2008

Nerd al femminile

Tutto parte da un articolo letto questa mattina dal titolo “Nerd al femminile – chi ha detto che per una donna la bellezze è l'unica carta vincenteâ€.
Volendo tralasciare il titolo, passo a scandagliare quelle che l'articolista lascia passare come le “bruttineâ€:

Victoria Cabello che ha “l'aria da maestrina castigata†...ma caro il mio articolista, siamo certi che da bambino non sognavi una maestrina così che, vestita da coniglietta di Playboy, ti legasse al banco e ti chiedesse di recitare la “cavalla storna†di Pascoli?!;

Geppi Cucciari che nei suoi spettacoli non “nasconde di non aver fortuna con gli uominiâ€...ma caro il mio articolista, Geppi farà anche le gag sulle sue disavventure amorose, ma non ti è passato per la testa che di lavoro fa la comica? E poi sarà anche un po' abbondante nelle forme, ma sei sicuro che certe morbidità non facciano gola a qualsiasi uomo con un livello di testosterone stabilizzatosi entro le medie mondiali?;
Kate Nash che viene decantata come “bruttina, in carne, ma bravaâ€...ma caro il mio articolista (tralasciato che spero tu l'abbia sentita cantare!), non vorrai mica dirmi che un sorriso così a te non ti manda in sollucchero?


Cioè, dico, caro il mio articolista, ma le hai guardate sul serio 'ste tipe? ti sembrano facce da nerd? Ma la avevi tu una secchiona-primo banco-brufolona-tutta-ciccia&brufoli in classe? Passi per la Pivetti, la Bongiorno, la Amelia Monti e la Littizzetto che forse non saranno poi queste quattro bellezze (ma che comunque non son poi proprio da buttar via!)...ma sul resto non scherziamo!
Io ho un prototipo per tutto: un prototipo dell'uomo ideale, della perfetta madre di famiglia, della impeccabile commessa muta che non mi rompe mentre faccio acquisti...ed ho anche un prototipo di nerd.
Caro articolista, non mi sembra difficile constatare, che dobbiamo avere prototipi diversi circa quest'ultima tipologia umana.


"Il modello brutta e impacciata funziona†- dici sempre tu -.
Io non so se funziona, ma penso di essere una potenziale annoverata tra le tue nerds.
Come autocertificazione dichiaro che mio ufficio stampa al lavoro mi ha da sempre chiamato Elly (McBeal), appunto per questa particolare capacità di aggrovigliarmi e sorridere di situazioni grottesche.
Dunque sono impacciata, maldestra, scoordinata, un incrocio tra Pollon&Steve Urkel (di Otto Sotto un Tetto!)...in compenso rido di me e di ciò che mi accade intorno. Ironizzo sulle mie riunioni condominiali (interiori, ovviamente!), sui mie capelli di Tiger Woman, sulle crisi emotive-amorose (e ormonali!?), sugli scompensi glicemici e alcolici...


Ma si ride non per essere vincenti e di successo, caro il mio articolista...si ride per ridere.
E se si fa autoironia è per acquisita consapevolezza, non perchè si sta preparando la scalata al potere.


Insomma, per farla breve: non è che ti assumono e/o fai carriera perchè sei brutta e impaccita.
Fai carriera, perchè hai carisma, brio, competenze, idee...se poi sei anche autoironica e consapevole del tuo non essere un figone, magari risulti anche più simpatica. E non è male, credo!
Come dire: meglio intelligenti, bruttine e simpatiche...o intelligenti, bruttine e tristemente musone?


Caro il mio articolista, non te la prendere, ridici su...e domani ti mando una mia foto, perchè nel tuo articolo voglio che sia aggiunta anche la mia foto tra le nerds.
postato da betazed alle ore 14:47 | Permalink | commenti (11) / commenti (11) (pop-up)
categoria: giochi, foto, lavoro, identità

martedì, 25 marzo 2008

Giri di boa

e poi oggi non ho molta voglia di scrivere.
E sarà perchè ieri sera dopo gestazioni dolcissime, ho partorito parole che non pensavo di aver inghiottito. E sarà perchè sento di dovermi nuovamente riepire; perchè ho voglia di sole sulla pelle ed un motivetto nella testa; sarà per gli incubi della notte o solo perchè le miei parole hanno già nero inchiostro da eco...ma oggi non ho molta voglia di scrivere.
Dico questo e poi rovescio le mie dita sulla tastiera.
Entro la compiutezza dei miei gesti torno a cullarmi, al di là di un possibile avvenire o di un immobile passato.

parole vuote, in vacui giri di note come nemesi di antichi sapori.
Niente rassegna stampa delle vacanze e bilanci, niente oroscopo e eventi del condominio interiore.

Solo l'ultimo sorso di un bicchiere di vino ormai vuoto.
Sapore di vetro.
postato da betazed alle ore 13:14 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
categoria: identità, condominio interiore

Chi sono

Utente: betazed
un condominio abitato da una moltidudine eterogenea di esserini: la signora bigotta del piano terra, il gruppo di studenti universitari del seminterrato, la famigliola con prole...un microcosmo in divenire, con un appartamento sfitto


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