stamattina ho rinnegato le scelte di ieri. Ma poi in fondo è giusto lasciare che i miei anni prendano il sopravvento sul senso di responsabilità. A volte. Quando le rughe non hanno ancora solcato il terreno delle mie emozioni, quando le sensazioni sono ancora embrioni ed atto in potenza, quando l'energia ribolle e non scivola, quando ridondante di materia decido di non imbottigliarmi. vino bianco, una psicologa psicanalizzata, uno psicosomatico senso di abbandono ed uno psicanalizzabile pseudo-sociale ominide.Trio dall'improbabile perfezione, ma perfetto per il tempo di una cena.
Di un pasto dopo le parole.
di un sorso dopo il brindisi.
di una sigaretta dopo il caffè.
di un sogno dopo un altro giorno.
settimana frenetica: ormai è iniziato il conto alla rovescia e se chi come me, decide di prendersi un po' meno sul serio ed inizia a far qualche santo bagordo notturno (dopo un periodo da pensione), c'è chi resta in ufficio fino a quest'ora, chi non si vedrà la roma all'Olimpico questo fine settimana, chi continua a sorridere anche quando io urlerei.
La mia massima ammirazione.
Settimana frenetica: fatta di tasse di iscrizione, di carnet di biglietti, di un incontro con la Sebold, traduzioni, festa argentina, chiacchiere con claramae al bar san lorenzo, silenzio del mio poeta pragmatico, incubi notturni, frigo pieno di yogurt, cervello vuoto di progetti, bocca semivuota di parole, blog non aggiornato.
settimana frenetica...ma sta finendo!
aggiungo me stessa all'immanente. Io valore aggiunto al vedere, io parola, sguardo, sospiro. Io strappo, io salata lacrima sulle mani che stropicciano occhi che vorrei avere per piangere. Ma non piango. perchè io non sono stata educata all'abbandono. Io trattengo l'aria. Ingoio il rancore. Respingo la sfida. sfilaccio i ricordi cercando di studiarne la trama. Ma la trama non è racconto. è radice, è struttura. Mentre io sfilo e destrutturo. Potrei abbandonarmi in un urlo o in un sospiro. Forse dovrei. O forse dovrei più astutamente rimuovere ciò che ora genera vulnerabilità. una rimozione di appartenenza. Capace di eliminare per abbondanza ciò che è ruggine sul corpo, ossidazione e stagnante passione.
Stagnante passione. Che so di covare. Non so come prosciugare. non riesci più a far ribollire...
e poi, mentre io scrive questo, tu mi sorprendi.
e riprendi
Lavoro: diciamo che ormai è il 109% del mio tempo vitale è lavoro. Esco la mattina con il buio e rientro a casa avendo già perso l’appetito per la cena. In tutto questo la fortuna di fare ciò che faccio e di coniugare le passioni allo stipendio. Pensare che mi pagano per ascoltare Larsson e Manguel che parlano di Ulisse ne è solo la dimostrazione delle ultime ore…
Amici: ormai non mi ricordo di che colore hanno i capelli, con chi si frequentano e cosa non digeriscono. Le voci le ho ancora presenti grazie al telefono che, se di norma rifuggo…oggi è il mio contatto con il mondo. La verità è, però, che mi mancano le uscite alla Conca con Skiva, mi manca Tour Operetor che mi porta in posti fashion che oborro per antonomasia, mi manca il mio magister vitae che, annullando il suo odio per S.Lorenzo, passeggia con me per le vie con una birra in mano, mi manca Claramae e i nostri aperitivi da Freni e Frizioni, mi manca la Lolla con le sue malboro da scroccare…mi mancano così come mi manca il tempo di tornare a dedicar loro il tempo che meritano. Ma da dicembre torno la sociale che ero un tempo. Lo prometto…
Letture: è la volta di “Ogni cosa è illuminata”. Il libro carino anche se la duplice chiave della voce narrante a volte mi è stridente nell’immaginazione. Nel mentre comunque mi sono anticipata un po’ il da farsi guardandomi il film. So bene che è un delitto alla lettura...ma saprò dirvi solo a fine libro. Perché tanto so di non abbandonarlo.
Motto del periodo: chi ha tempo non aspetti tempo…e chi non lo ha?
Sogno ricorrente: cani…tanti cani.
Amore: non so se è amore ciò che manca al contatto. Ma so che è trasporto. So che è presenza. So che sa farsi pensiero.
Progetti: organizzare una trasferta Milanese e la vacanza per il capodanno.
torno da istanbul con i capi coperti delle moschee, i piedi nudi sul tappeto, il sapore di kebab, l'odore di pepe nero, i frammenti di prospettive ante litteram e la minuzia dei mosaici.
Torno con la certezza che i miei genitori mi hanno adottato - come è possibile altrimenti che il popolo turco mi riconoscesse come una autoctona? -, che "non si viaggia per viaggiare ma per aver viaggiato", che esistono ancora gli uomini che ti cedono il passo entrando in un locale, che la Moschea Nuova mi ha rapito di estasi e misticismo, che la cucina turca non è quella che i turchi si inventano in italia per noi italiani, che un bagno in piscina prima di andare a dormire disinfetta col cloro gli angoli oscuri, che la mia TourOperator è sempre la migliore compagnia per una vacanza, che ogni giorno meriterebbe un piccolo bignami di racconti...
e forse lo farò.
se il lavoro lo concederà.
se io vorrò.
se il tempo si distribuirà sulle parole.
intanto le miei scuse a chi è passato di qui senza trovar parole.
Il periodo è denso.
Ma cercherò di esserci.